Recensione del Film Mongol (2007)

Mongol ripercorre le vicende che hanno visto, nel XII secolo, l’avvento di Gengis Khan, dalla sua infanzia tormentata fino alla battaglia cruciale che lo designerà guida di tutte le tribù mongole. Nella nostra cultura occidentale, Gengis Khan viene rappresentato come uno spietato capo che portò la distruzione tra le tribù della steppa mongola, assoggettandole ai suoi ordini. In questo film viene rappresentato piuttosto come l’uomo in grado di unire e di dare leggi alle rozze tribù mongole, disunite e in lotta tra loro; è visto come uomo di grande forza d’animo, dotato di grande senso dell’onore e abilità tattiche nei combattimenti. Viene anche presentato come fondamentale nella sua vita l’amore per la moglie Borte, che lo segue fedelmente e lo consiglia.


Temudgin, vero nome del condottiero, da giovane è destinato a diventare successore di suo padre come guida del clan, il Khan. Le unioni tra tribù sono sancite da matrimoni organizzati nella gioventù dei ragazzi, e Temudgin in questo modo conosce Borte. Alla morte del padre però, un clan rivale lo spodesta e gli dà la caccia. Temudgin sopporterà la schiavitù, tormenti e grandi privazioni, tornando sempre in cerca della sua amata. Altro elemento importante della storia è la presenza del fratello di Temudgin, Jamulka, che ne è prima aiuto indispensabile, quindi nemico acerrimo fino alla battaglia finale per il predominio sui clan.
Le suggestive riprese della steppa mongola, delle vaste praterie attraversate a cavallo e la trama abbastanza lineare lo rendono un film piacevole e interessante; ottimale anche la ricostruzione di usi e costumi della popolazione mongola dell’epoca.

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